La nascita della grande serie di Vespe Piaggio PX

Gli anni ‘70 sono stati un periodo critico per le imprese di tutta Italia, Piaggio compresa. L’azienda ha avuto il suo bel da fare per rimanere competitiva con i suoi concorrenti, ma alla fine ha avuto successo. La loro capacità di reagire e di creare veicoli di culto ha portato, nel ‘77, alla nascita di una serie molto fortunata: la Vespa PX.

La famiglia PX, denominata anche “Nuova Linea”, è forse una delle più fortunate nella storia della Vespa. Presentata in vari modelli con cilindrate che vanno da 125 a 200, apprezzata soprattutto dai fan delle generazioni successive.

Caratterizzata dall’attenzione per ogni dettaglio sia estetico che funzionale, anche il nome richiama al suo carattere straordinario: la P sta infatti per Piaggio, la X invece per le sue qualità extra. Mantiene tutti i lati positivi dei motocicli di grande taglia, modernizzata con un taglio più aggressivo e una miglior stabilità.

Questa serie era talmente affidabile e resistente che è stata utilizzata per lunghi viaggi di ogni tipo. Il più emblematico è quello di Giorgio Bettinelli che inizialmente copre la distanza tra Roma e Saigon, viaggiando poi in Alaska e nelle Terre del Fuoco. Ma non si ferma lì: Australia, Europa, Cile, America, con la PX va ovunque, fino a coprire la distanza esorbitante di 250.000 km.

È proprio per andare incontro a questo spirito, alla voglia del pubblico di accorciare le distanze nel minor tempo possibile, che nell’85 viene prodotta la Vespa 125 T5. Forse vi ricorderete meglio il suo soprannome: Pole Position.

La T5 poteva anche appartenere alla stessa linea, ma niente aveva a che vedere con gli altri modelli 125, dal momento che erogava quasi il 50% della potenza in più. Questo grazie ad una serie di accortezze: motore a cinque travasi, incremento del rapporto di compressione (11:1), marmitta ad espansione e freni potenziati.

Una novità rispetto alle sue compari è l’applicazione di un nuovo carburatore Vespa, non più il Dell’Orto 20/20 montato sulla 200 E, ma un 24/24 G. Quest’ultimo è caratterizzato da diffusore 24 mm, getto minimo 50 e getto massimo 100 (aumentato poi a 120 dalla produzione dell’86). Il carburatore si adatta perfettamente alle esigenze della T5 e, rispetto al modello precedente, ha un venturi più corto di 9 mm che gli permette di essere alloggiato col filtro senza modificare il coperchio. Utile dal momento che il filtro, apparentemente solo più grande, in realtà ospita al suo interno un cornetto d’aspirazione.

Perché il nome Pole Position? Semplice: la Piaggio in quegli anni regalava a chiunque conquistasse la pole nei GP di Formula 1 un modello di T5. Fra i fortunati vincitori è compreso Senna, ma Piquet spicca per averne portate a casa addirittura 9!

Insomma, la Vespa è riuscita a superare brillantemente gli anni ‘70 e ‘80. Con il suo intuito e la sua abilità meccanica riesce ad evitare con successo la crisi, ma non solo: crea un modello che sopravvive al tempo e che ancora oggi accompagna la casa Piaggio.

Leave a Reply